PROTESNI SHOD AAG OB SREČANJU ZUNANJIH MINISTROV G8


UTRINKI Z PROTESNEGA SHODA PROTI IZGRADNJI TERMINALOM V TRŽAŠKEM ZALIVU

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ZARADI ZAHTEV ITALJANSKE POLICIJE SMO MORALI NA SHODU SAMO MIRNO DEMONSTRIRATI IN DELITI LETAKE Z NAŠIMI ZAHTEVAMI

REZULTATI SHODA SO PRESEGLI NAŠA PRIČAKOVANJA 12  15

1)      Z protestom, na prvi dan zasedanja G8, smo pritegnili pozornost medijev iz obeh strani meje

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2)      Preko medijev in razdeljenih letakov smo seznanili javnost v Sloveniji in Italiji, da še vedno obstaja nerešen problem grožnje o
postavitvi plinskih terminalov v Tržaškem zalivu.13
3)      Slovenski in Italjanski vladi smo s tem protestom dali vedeti, da se ne bomo vdali interesom kapitala, ki želi z postavitvijo terminalov dokončno
uničiti Tržaški zaliv z okolico.

Ne terminalom NeterminalomnaTrakem
4)      Zunanjim ministrom G8 smo sporočili, da na tem prostoru obstajajo nerešeni problemi, ki jih tako Slovenska kot Italjanska oblast poskuša
prekriti.

AKCIJA PROTI TERMINALOM V TRŽAŠKEM ZALIVU SE JE Z PROTESTOM ŠELE DOBRO ZAČELA ZARADI PODLEGA DELOVANJA INVESTITORJEV,

KI NA VSAK NAČIN HOČEJO ZGRADITI VSAJ EN TERMINAL NA KOPNEM V TRŽAŠKEM ZALIVU, NE GLEDE NA NEVARNOSTI IN NEGATIVNE

POSLEDICE, KI BI JIH IMEL ZA OKOLICO IN  PREBIVALCE IZ OBEH STRANI MEJE!

Da je stvar resna je pokazal Italijanski zunanji minister Franco Frattini, ki se pred dnevi udeležil izredne seje občinskega sveta v Trstu. Ponovno je izpostavil pomen gradnje plinskega terminala pri Trstu za mesto samo, za Furlanijo – Julijsko krajino (FJK) in vso Italijo. Prvi vplivi plinskega terminala na okolje – ki po mnenju slovenske strani za okolje predstavlja preveliko nevarnost, saj naj bi po nekaterih ocenah posegel celo v mikroklimo na tem območju, projektu pa nasprotuje tudi lokalna javnost – so po Frattinijevih besedah že ugotovljeni, zato si bodo sosedje za uresničitev tega energetskega projekta prizadevali tudi na jesenskem italijansko – slovenskem medvladnem srečanju.

http://video.web.de/watch/6630310  – Tako bi zgledalo, če bi transport plina potekal po železnici!

NO AI TERMINALI DI RIGASSIFICAZIONE NELL’ADRIATICO SETTENTRIONALE
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Alpe Adria Green, associazione ambientalista croato-italo-slovena, ha
ribadito in occasione del vertice del G8 dei ministri degli esteri
tenutosi a Trieste dal 25 al 27 giugno, il NO ai progetti per la
realizzazione di terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste.
Alpe Adria Green ha organizzato a Trieste un presidio in piazza
all’aperura del G8 e una conferenza stampa alla chiusura del vertice,
per evidenziare l’incompatibilità dei rigassificatori (quattro progetti
tra Italia, Slovenia e Croazia in un raggio di 150 Km) proposti in un
bacino marittimo ristretto quale è il Mare Adriatico settentrionale,
già sottoposto alla pesante servitù del principale terminale
petrolifero del Mediterraneo (oleodotto transalpino SIOT).
I terminali di rigassificazione metterebbero a serio rischio non solo
l’ambiente del Golfo di Trieste con la sua vocazione turistica, ma
anche la vita di decine di migliaia di persone tra Italia, Slovenia e
Croazia in caso di incidente ai depositi o alle navi gasiere.
Tra gli effetti ambientali è da considerare il grave problema del
raffreddamento delle acque. Il solo rigassificatore della Gas Natural
nel porto di Trieste (Zaule) scaricherebbe ogni giorno a mare 650.000
metri cubi di acque marine raffreddate di almeno 5 gradi e clorate
(utilizzate per il riscaldamento del gas). Ogni anno verrebbero immesse
a mare da questo impianto circa 40 tonnellate di cloro che porterebbero
inevitabili conseguenze sugli equilibri fisici, chimici e biologici,
del Golfo di Trieste. Un altro serio problema è rappresentato dai
sistemi di raffreddamento e zavorra delle navi gasiere che sono a
fortissimo rischio di trasporto e diffusione di organismi acquatici
nocivi e patogeni (Harmful Acquatic Organism and Pathogens – HAOP). Da
non dimenticare inoltre che il dragaggio dei fondali di accesso ed
ormeggio per le gasiere metterebbe in circolazione quantità rilevanti
di sedimenti con alte concentrazioni di sostanze tossiche accumulate
nei due secoli di attività portuali ed industriali nel Golfo di
Trieste, soggetto anche nella sua parte centrale ad inquinamento da
metalli pesanti nei primi 90 cm di sedimento, in particolare mercurio
già rinvenuto nei pesci in forte quantità.
La protesta di Alpe Adria Green in occasione del G8 è stata appoggiata
da Greenaction Transantional, dal WWF e dal Comitato per la
Salvaguardia del Golfo di Trieste. Nella conferenza stampa di sabato 27
giugno, i rappresentanti delle tre associazioni ambientaliste hanno
espresso la loro contrarietà alla trasformazione del Mare Adriatico in
un polo energetico europeo, illustrando le criticità dei progetti
proposti sul versante italiano. Il responsabile del settore energia del
WWF Friuli Venezia Giulia Dario Predonzan ha evidenziato le gravi
irregolarità della procedura di V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale)
nel progetto della società Gas Natural (fortemente spinto dal Governo
Italiano), irregolarità che sono arrivate fino alla manipolazione di
dati essenziali al fine di consentire l’approvazione del progetto
stesso da parte del Ministero dell’Ambiente.
Roberto Giurastante, responsabile di Greenaction Trnasnational, ha
confermato la sostanziale violazione della legge Seveso nella provincia
di Trieste, dove la concentrazione di impianti industriali ad alto
rischio tutti ubicati nell’area portuale rende improponibile la
costruzione di un terminale di rigassificazione.
Giorgio Jercog, coordinatore del Comitato per la Salvaguardia del Golfo
di Trieste ha precisato che lo strumento urbanistico vigente al momento
della presentazione del progetto della Gas Natural non prevedeva la
possibilità di costruire nell’area scelta terminali e depositi di
combustibili.
Vojko Bernard presidente di Alpe Adria Green ha confermato l’intenzione
di contrastare anche nelle sedi comunitarie le scelte dei tre Paesi
(Italia, Slovenia e Croazia) confinanti che sembrano improntate ad una
illogica corsa ai rifornimenti di combustibili senza che vi sia un
coordinanento – assolutamente necessario – dei rispettivi piani
energetici nazionali per scongiurare, come nel caso dei
rigassificatori, la proliferazione di impianti che avrebbero pesanti
ripercussioni sull’ambiente e ricadute negative sullo sviluppo
dell’intero litorale dell’Alto Adriatico.